Ivan Cotroneo arriva all’ITE”Caruso” di Napoli, puntuale e attesissimo, quando è appena spuntato un raggio di sole che illumina il cortile della scuola, dopo una prima mattinata bagnata da una pioggia scrosciante. I ragazzi sono già ordinatamente disposti in aula magna, emozionati, un po’ tesi per il suo arrivo. La settimana scorsa alcuni alunni dell’Istituto hanno visto il film “Un bacio”, tratto dall’omonimo libro firmato da Ivan Cotroneo, che ne ha curato la regia. Si sono emozionati, qualcuno ha pianto, altri si sono abbracciati, qualcun altro ha tenuto stretta la mano del compagno fino alla fine del film. Una pellicola forte, in cui vengono trattati, con attenzione e nello stesso tempo leggerezza, temi scottanti e vicinissimi al mondo dei nostri ragazzi: l’omofobia, la discriminazione, il bullismo, l’ansia di diventare adulti.
Cotroneo non si siede al posto per lui predisposto, resta al di qua della cattedra, davanti alla platea degli alunni del “Caruso” pronti a fargli domande, frutto delle discussioni animatesi nei giorni successivi alla visione, durante alcune ore di lezione. Le domande piovono numerose; i ragazzi, invitati da Cotroneo a rompere il ghiaccio presentandosi, gli chiedono del film, delle scelte cinematografiche effettuate rispetto alla stesura del libro. Ivan, come ad un certo punto sentiamo chiamare il regista, risponde senza esitazioni, pronto a soddisfare tutte le loro curiosità, chiaro, diretto. Li guarda negli occhi e li aiuta a sciogliersi. Lui, non ha dimenticato cosa significa avere sedici anni.
Il dibattito va avanti per quasi due ore ininterrottamente e, dopo l’ultima domanda, Cotroneo si lascia fotografare con gli studenti; qualcuno prende finalmente coraggio e tira fuori il suo cellulare per un selfie, le ragazze hanno messo da parte la timidezza iniziale e si lasciano andare in disarmanti sorrisi, i maschietti controllano il ciuffo. Il tempo di un rapido caffè e Ivan deve andar via.
 Grazie. Grazie infinite per la disponibilità dimostrata, per la cura e l’attenzione nell’ascolto, la capacità di accorciare la distanza fra lo spazio dei libri, dei linguaggi intellettuali, “difficili”, come dicono i ragazzi, ed il mondo fragile, spesso diffidente dei giovani. Un contributo importante quello offerto oggi agli allievi del Caruso, che dimostra quanto sia importante parlare di certe cose e soprattutto guardare al mondo, apparentemente chiuso ed indifferente, dei nostri ragazzi senza dimenticare di averne fatto parte.
 




 

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